Archivio del maggio 19th, 2010

La propaganda elettorale ingannevole di Vito Scisci

Gentili colleghi,

la mia candidatura, come pubblicista, al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti ha suscitato un interesse in diversi colleghi i quali mi hanno posto alcuni quesiti.

I dubbi sollevati da chi mi ha contattato, rivengono dal contenuto di alcune lettere inviate, per via telematica, da alcuni dirigenti uscenti dell’Ordine dei Giornalisti, ed in particolare dal vice presidente Vito Scisci, per chiedere un voto in loro favore. Tali lettere si concludevano con una frase ingannevole: “Si vota così”, a cui seguiva un elenco di nomi. Questo ha indotto molti colleghi a pensare che solo i giornalisti citati nelle lettere fossero candidati e/o che ci fossero delle liste. Ma non è cosi. Tutti i giornalisti possono candidarsi, purché iscritti all’ordine da almeno cinque anni. Quindi non ci sono liste ma solo cordate. Personalmente mi sono candidato, ma non faccio parte di alcuna cordata. Per votarmi basterà scrivere sulla scheda gialla: Michele Lorusso.

Le ragioni della mia candidatura sono riportate in una nota pubblicata su questo sito.

Ringrazio, fin d’ora chi vorrà accordarmi la sua preferenza.

Michele Lorusso

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Lorusso: non faccio parte di alcuna cordata

Mi sono candidato al Consiglio Regionale dell’Ordine dei Giornalisti, ma non faccio parte di alcuna cordata. Per votarmi basterà scrivere sulla scheda gialla: Michele Lorusso.

Le ragioni della mia candidatura sono riportate in una nota pubblicata su questo sito. Ringrazio chi vorrà darmi la sua fiducia.

Michele Lorusso

Fac-Simile

Potete contattarmi al numero 336823690 o alla email: milorusso@tin.it
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Una lettera del giornalista Maurizio Marangelli

Caro Fernando, cari colleghi,

alcune affermazioni dei consiglieri nazionali Michele Partipilo e Pino Bruno sulla questione del “disciplinare” in risposta al tuo documento tirano direttamente in ballo le responsabilità dei consiglieri uscenti. Chi scrive è stato consigliere regionale dell’Ordine per 6 anni, le ultime due consiliature, dal 2004 al 2010. Chi ha condiviso con me questa esperienza (per me assolutamente gratificante e altamente formativa per la quale non finirò mai di ringraziare i colleghi che con il loro voto me l’hanno consentita) sa quanto ho lavorato proprio sul fronte del disciplinare.

Per questo non posso e non intendo accettare di essere considerato tra quanti “mettono grande impegno nel farsi eleggere, ma poi si limitano a comparsate durante le sedute” (cito testualmente le parole dell’ex presidente Partipilo) o tra quanti “vivono il loro ruolo di consiglieri come chiacchiere e distintivo, intascano la nomina, la scrivono sul biglietto da visita e poi chi si è visto si è visto” (cito testualmente le parole del consigliere nazionale Pino Bruno).

Per dimostrarlo sono costretto a rompere la tradizionale riservatezza imposta sugli atti del consiglio in materia disciplinare.

Nella mia prima consiliatura una sola sanzione decisa è stata formalmente adottata perché il provvedimento è stato redatto da me e quindi notificato alle parti interessate. In altri casi, anche molto più gravi, il consiglio al termine della seduta disciplinare (il cosiddetto processino) ha stabilito una sanzione ma non è stata mai formalmente adottata per il semplice motivo che il provvedimento non è stato mai redatto e quindi mai notificato al collega, rimasto così impunito.

Nella mia seconda consiliatura, quella appena conclusa, sono stato io l’autore (due volte, all’inizio e a novembre scorso) del complesso lavoro di ricognizione dell’intero contenzioso disciplinare arretrato. E’ fondamentale la distinzione fra il numero degli esposti portati all’attenzione del consiglio nell’ordine del giorno delle sedute, affidati a un consigliere istruttore e non conclusi, una decina circa, tra i quali mi assumo la responsabilità per i quattro affidati a me, e il numero degli esposti presentati e rimasti negli uffici perché mai portati all’attenzione del consiglio in quanto mai nemmeno inseriti all’ordine del giorno. Questi ultimi a novembre 2009 erano 21 e chissà quanti altri sono stati presentati da allora fino ad oggi e continuano a giacere negli uffici.

E non voglio parlare della “doppia velocità” (alcuni procedimenti conclusi nei tempi giusti, altri volutamente rimasti fermi come più volte denunciato da pochissimi consiglieri nei verbali) o della “doppia morale” (video La 7-Curto: assolto (a maggioranza e non con il mio voto) il giornalista che cade nella trappola del conduttore finto imprenditore russo accettando la proposta di una tangente di 100 mila euro per sostenere con un piano di comunicazione la realizzazione di un casinò).

La proposta di “un consulente esterno esperto di diritto della professione” di cui parla Pino Bruno è stata da me formalmente presentata sei anni fa con l’indicazione di un avvocato-giornalista professionista esperto della materia utilizzato anche come docente di deontologia in una lezione per i neo pubblicisti: l’allora presidente Partipilo l’ha bocciata. L’ho ripresentata in questa consiliatura ottenendo la stessa bocciatura, salvo scoprire pochi mesi fa la possibilità di una convenzione con lo studio legale già convenzionato con l’Assostampa. Meglio tardi che mai e spero che il prossimo consiglio la realizzi: quella del disciplinare è la prima vera emergenza da affrontare.

Quanto alla revisione dell’Albo dei pubblicisti il consiglio ha approvato la proposta del responsabile del settore di effettuare controlli a campione in ordine alfabetico, ma in tre anni non è stato effettuato alcun controllo. In proposito ho letto una dichiarazione del presidente dell’Ordine del Lazio Tucci che cita una “sentenza di corte d’appello nella quale si afferma che non valgono, al fine del controllo della persistenza dei requisiti di iscrizione, i 15 anni di anzianità”.

Grazie per l’attenzione, Maurizio Marangelli

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